Sonntag, 30. August 2015

Il grande giorno: partenza, volo, scalo, altro volo, e arrivo (con sorprese)

Il nostro volo era alle 21. Siamo partiti da casa alle 14, considerando la distanza dall'aeroporto, il traffico, e la possibilità di contrattempi.

Emilia (cagnolina) e Cosetta (gattina) erano nei loro kennel, a cui avevamo avuto l'accortezza di farle abituare da mesi, lasciandoli in punti della casa in cui li avevano facilmente usati come cuccia per lunghi riposi. Occasionalmente le avevamo anche chiuse all'interno per un certo tempo, come nel caso di brevi visite di estranei, o della necessità di lasciare aperta la porta principale di casa durante pulizie particolarmente impegnative.

Durante la mattinata avevamo fatto in modo che mangiassero e bevessero normalmente, e che potessero fare i loro bisogni. Ciascun kennel era corredato all'interno di pannetti assorbenti usa e getta (acquistabili in negozio per animali) e all'esterno di una bella foto a colori dell'animale, oltre che di scritte a pennarello indelebile con nome dell'animale, nomi dei proprietari, rotta, numero di telefono e e-mail.

Prenotando i taxi il giorno prima (due, sia a causa dei bagagli molto voluminosi, sia perché un'amica ci avrebbe accompagnati) avevamo anche avuto la previdenza di richiederne almeno uno di dimensioni adeguate al kennel di Emilia, e la nostra richiesta è stata soddisfatta.

I kennel erano provvisti di bottiglia per bere (ce ne sono di apposite che si agganciano alla porta), anche se non sapevamo se l'avrebbero potuta tenere durante il volo. A Emilia avevamo lasciato il tappetino del kennel, e a Cosetta un panno da lei prediletto per dormirci. Con noi portavamo anche acqua, scorta di pannetti assorbenti, cibo, museruola (nel caso fosse richiesta), guinzaglio, ciotoline, cibo, e ovviamente tutto l'incartamento burocratico.  Avevo anche stampato le mail con i vari scambi con gli impiegati che ci avevano venduto i biglietti, ragguagliato sul trasporto animali, etc. in modo da avere qualcosa di scritto a cui rifarmi in caso di problemi.

Il viaggio in aeroporto è durato quasi un'ora e mezza a causa delle condizioni del traffico. Emilia ha vomitato un pochino, così appena arrivati abbiamo subito dovuto cambiare i pannetti e correre a lavarci le mani. Essere in tre si è rivelato utilissimo. Però sapevamo da precedenti spostamenti che Emilia soffre l'auto e del resto non dava ulteriori segni di disagio o stress.

I carrelli all'aeroporto di Città del Messico non possono essere usati autonomamente ma occorre chiedere l'assistenza di un facchino, a cui poi si lascia una piccola mancia (nel nostro caso circa 30 pesos a "tratta"). Una volta rimesso in buone condizioni il kennel di Emilia ne abbiamo quindi ingaggiato uno che ci portasse fino all'ufficio di SAGARPA-SENASICA (che è al Terminal 1 presso il gate -puerta- 9, anche se c'è un'altro ufficio che non abbiamo visto). Lì un impiegato ha semplicemente controllato attraverso il vetro dello sportello che gli animali fossero effettivamente nei kennel, e ha apposto la seconda firma e il secondo timbro sui documenti che ci erano stati rilasciati tre giorni prima allo stesso ufficio.

Ingaggiato un nuovo facchino (che peraltro è stato abbastanza sgarbato, prima pretendendo di portare una delle immense valigie sul kennel di Emilia, sul quale l'ha sbattuta, poi chiedendomi di camminare dietro di lui per non "far agitare il cane") siamo andati ai banchi della compagnia aerea. Ci siamo messi in fila con gli altri passeggeri e abbiamo dovuto farlo, su indicazione di un'impiegata, con i kennel, ma a quel punto quello di Emilia lo abbiamo fatto strisciare per terra.

Abbiamo prima registrato il bagaglio in stiva e poi gli animali. I kennel sono stati pesati, sono stati aggiunte etichette con gli indirizzi, e la normale fascetta adesiva con il codice a barre, come per una valigia, indicante le destinazioni. Devo registrare che l'impiegato è stato molto sbrigativo e accigliato ai limiti della maleducazione. Un foglio con i dati dell'animale, che la pagina web della compagnia richiedeva di stampare e di portare con sé, compilato, non mi è stato richiesto, ma è stato apposto un cartellino con scritto LIVE ANIMALS, con l'indicazione  del nome dell'animale, della temperatura (ne abbiamo messa una approssimativa), e della frequenza con cui va nutrito. Utile è stato avere con noi spiccioli (per i facchini) e una penna. Nemmeno i vari certificati sono stati esaminati con attenzione e forse l'impiegato non li ha nemmeno guardati. 

Al momento di pagare per gli animali (come ho già scritto si fa solo il giorno del viaggio) c'è stato un certo nervosismo. Siamo andati a uno sportello vicinissimo a quello del check-in e abbiamo presentato i biglietti, già stampati al check-in stesso. Il sito della compagnia indicava che il prezzo per animali del peso dei nostri era di 200 dollari statunitensi cadauno, a cui si sarebbero aggiunti 200 dollari (non era chiaro se cadauno o no) per la permanenza nel "pet hotel" di Amsterdam, obbligatoria per scali superiori alle due ore, durante la quale degli inservienti avrebbero pulito le gabbie, dato da bere agli animali, e lasciato loro liberi di passeggiare. Sapevo che si poteva pagare in valuta locale, e in contanti. (E la mail in cui mi veniva comunicato l'avevo stampata e con me). Avevo quindi nel portafoglio il corrispettivo di 800 dollari in pesos messicani. Con mia grande sorpresa il prezzo è risultato molto più basso, talmente tanto da non essere giustificabile con fluttuazioni nel cambio. Chieste spiegazioni mi sono sentito dire che "non avevo prenotato l'hotel" e che comunque non era necessario. Insomma stavo pagando 400 dollari di meno ma gli animali non sarebbero stati presi in carico da nessuno. Ovviamente risparmiare è una cosa gradita, ma durante uno scalo di sei ore dove staranno i miei animali? La signorina ha sostenuto che per prenotare l'hotel avrei dovuto rifare tutto il procedimento del check-in, lasciando intendere che non ne aveva affatto voglia e che il mio era un capriccio. A quel punto David h avuto parole sagge (mi scuso se suonano razziste ma dopo due anni di Messico sappiamo di che cosa parliamo): "Questa non sa nemmeno lei che cosa sta facendo. Aspettiamo di parlare con una hostess olandese, è un'altra cultura sia quanto al trattamento degli animali sia quanto al rapporto con i clienti, e vedrai che andrà tutto bene."

Provvisti della ricevuta di pagamento siamo passati all'ufficio che prende in consegna i bagagli voluminosi e lì è stato davvero il momento di salutare Emilia e Cosetta. Abbiamo aspettato che fossero controllati dei grossi strumenti musicali e poi è venuto il loro turno. Abbiamo aperto le gabbie una alla volta e un inserviente in guanti ha palpato Emilia e Cosetta per controllare che non avessero nulla di nascosto. Ci è stato consigliato di togliere il collarino a Cosetta perché, visto che le maglie della porta a rete metallica del kennel sono strette, avrebbe potuto, se si fosse agitata, rimanere incastrata. Emilia invece ha tenuto il suo, ovviamente non troppo stretto.  I kennel sono stati sigillati con apposite fascette di plastica. A quel punto abbiamo salutato le nostre bestiole, non senza un po' di magone. Abbiamo avuto ancora qualche ora per noi per mangiare e per passare al gate dopo al controllo al metal detector. A quel punto abbiamo deciso che preoccuparsi troppo sarebbe stato inutile.

Al momento di imbarcarsi c'è stata una fortunata coincidenza. Al metal detector mi avevano chiesto di aprire il mio zainetto, come sempre strapieno di libri (sono insegnante e bibliofilo), e non ero riuscito a ricollocarne alcuni. Uno di essi, mesi prima, era stato morso in un angolo da Emilia, che ne aveva portato via un bel pezzo. Mettendo piede nell'aereo lo avevo in mano. Una hostess, vedendolo, ha chiesto scherzando: "Signore, aveva fame?" Così ho preso la palla al balzo per dirle che no, era stato il mio cane, che tra l'altro viaggiava in stiva con il gatto, e ho riferito il problema con l'hotel. L'hostess, che già sapeva delle passeggere speciali, ha mandato un fax ad Amsterdam e più tardi mi ha confermato che era tutto a posto. Insomma per qualche strano motivo non avremmo pagato l'hotel  (contrariamente alle indicazioni sulla pagina della compagnia) ma Emilia e Cosetta ci sarebbero andate ugualmente. Ho anche chiesto alla hostess, scherzando, se avesse visto il film Flightplan (nel quale una madre "perde" la figlia in un aereo intercontinentale, e lo mette a soqquadro) per dirle che non credevo che durante il volo la stiva con gli animali non fosse raggiungibile (in quel film si vede che lo è, attraverso una botola segreta in un armadietto con i carrelli dei pasti). Lei ha negato sia che la botola esistesse, sia di avere visto il film, e i passeggeri che ci hanno sentito hanno riso.

Il volo è trascorso bene, solo con la solita noia dei voli. Io spesso ho paura (a intermittenza e a seconda delle turbolenze) ma sapere che ero in compagnia di David e che sotto di noi, nella "pancia", viaggiavano Emilia e Cosetta (stiva riscaldata e illuminata, anche se in teoria inaccessibile durante il volo) mi faceva sentire sereno (come pure sapere che stavo lasciando il Messico dopo due anni molto duri). Le quasi undici ore sono passate in modo relativamente facile, con i pasti, i sonnellini, le visite al bagno, etc.

All'arrivo, siccome siamo stati tra gli ultimi a scendere, la simpatica hostess ha ammesso che forse sì, la botola segreta esiste, e solo per noi ha aperto per un attimo la parte posteriore dell'aereo, adibito a cargo, che mi ha fatto molta impressione. Mi ha anche spiegato che spesso si trasportano cavalli, non sedati se devono partecipare a delle competizioni, e che c'è sempre con loro un assistente addetto agli animali.

Una volta ad Amsterdam abbiamo chiesto a un impiegato al banco delle informazioni se l'hotel per gli animali fosse raggiungibile o visitabile e ci è stato detto che era fuori dall'aeroporto, quindi avremmo dovuto uscire, per poi ripassare dal metal detector, etc. Viste le dimensioni del complesso e il tempo a disposizione, non lunghissimo, ci siamo rassegnati a rivedere Emilia e Cosetta a Bologna.

Al momento del nuovo imbarco ho chiesto a una hostess del gate se fosse al corrente delle condizioni dei nostri animali. Lei ha parlato al walkie-talkie con un'altra impiegata presso all'aereo e ci è stato confermato che Emilia e Cosetta stavano bene ed erano sul punto di essere imbarcate. Da lontano abbiamo visto i kennel entrare nella pancia dell'aereo dopo tutte le valigie attraverso un nastro trasportatore. Però il fatto che vari inservienti sembrassero chinarsi varie volte davanti ad essi per esaminarli ci ha messi in ansia.

Effettivamente, quando già eravamo imbarcati e seduti un inserviente con casacca fluorescente è salito sull'aereo e mi ha chiesto se il gatto fosse mio. "Può seguirmi? Non vedo movimenti..." Ha chiesto gentile. Sono sceso dall'aereo e sono salito su un camioncino nel quale il kennel di Cosetta era stato di nuovo spostato. Il comandante era sceso di persona a controllare lo stato delle passeggere speciali e Cosetta non era visibile: era sotto il suo pannetto preferito e non si muoveva. In realtà nel tempo di scendere dall'aereo altri inservienti avevano già notato un piccolo movimento, ma per sicurezza abbiamo rotto le fascette e aperto il kennel. Con una mano ho scostato il panno e ho chiamato "Cosetta!" L'ho vista stendere il collo con gli occhi spalancati e impauriti e tutti insieme abbiamo detto "sta bene!" Ho stretto la mano a tutti e sono corso di nuovo a bordo. In quei pochi secondi la ragazza del walkie-talkie ha fatto in tempo a dirmi che il cane era un bel cane e stava bene.

Il comandante ha poi annunciato a tutti che c'era stato un piccolo ritardo perché era preoccupato dello stato di un gatto che viaggiava con noi, ma che in ogni caso si stava levando una tempesta e il volo avrebbe decollato posteriormente all'orario programmato. Nessuno si è lamentato e anzi alla frase sul gatto si è sentito un sommesso "oooooh" generale. In effetti il decollo è stato da brivido, con un pioggia e vento sferzanti, e tra i lampi. Solo in prossimità delle Alpi il tempo si è rasserenato.

L'atterraggio a Bologna è avvenuto dopo un'ora e mezza dalla partenza. Ho chiesto alla hostess dove ci sarebbero stati riconsegnati gli animali e lei ha detto sul nastro trasportatore insieme agli altri bagagli. Così ci siamo messi ad aspettare davanti a quello con gli altri passeggeri assiepati.

In quel momento una ragazza ha cominciato a lamentarsi dei tempi di attesa, sostenendo che in America per voli ben più grandi c'è da aspettare meno (solita sindrome da "straniero in patria" tipica di chi rientra) mentre quello era un "volo con quattro gatti". "Beh veramente un gatto e un cane, i nostri" le ho detto io scherzando. Un ragazzo che mi ha sentito mi ha chiesto poco dopo: "Il cane e il gatto sono tuoi?" "Sì" "Allora li hanno già consegnati, là!" Infatti, come notato dal gentile ragazzo Emilia e Cosetta erano già su un nastro trasportatore, per fortuna fermo, per "bagagli fuori misura"! Le abbiamo raggiunte e rassicurate (un adesivo su ciascun kennel indicava peraltro che era stata data loro acqua presso l'hotel qualche ora prima) e abbiamo caricato i due contenitori su un carrello (a Bologna i carrelli sono self-service e costano un euro ciascuno, utile quindi avere monete sottomano).

Recuperate anche le valigie ci siamo diretti verso la dogana. A quel punto si è svolto un dialogo surreale. Io immaginavo un ultimo passaggio lento, se non problematico, pur essendo sicuro di avere tutte le carte in regola. L'agente mi chiede: "Qualcosa da dichiarare?" Io: "Cane e gatto [indicando i kennel]." "Da dove vengono?" "Dal Messico [pensando "Qui si comincia...]." "Sì ma dove avete fatto scalo?" "Ad Amsterdam." "Allora passate!" ECCO TUTTO! IL CERTIFICATO EUROPEO NEMMENO PRESO IN CONSIDERAZIONE! (Ovviamente ad Amsterdam non c'erano stati passaggi burocratici).

Assistiti da mia sorella, che ci attendeva all'arrivo e si era portata anche dell'acqua e un asciugamano per ogni evenienza, abbiamo liberato Emilia fin dal piazzale dell'aeroporto, dandole da mangiare e da bere, e sia lei sia Cosetta sono diventate le star degli altri passeggeri in arrivo ("Ma che belle! Come avete fatto a portarle da là?" "Ho un blog signora! Legga tutto lì!"). Purtroppo i primi tassisti con cui abbiamo parlato non hanno accettato il cane, nemmeno nel kennel, che pure la macchina avrebbe potuto contenere. Il tassista che finalmente ha portato Emilia mi ha spiegato che erano stati non solo maleducati ma anche scorretti perché, finché il cane è ingabbiato, vale come normalissimo bagaglio.

Emilia e Cosetta si sono riprese molto velocemente dal viaggio e stanno benissimo (Emilia poi non ha dato nessun segno di stress). Nei prossimi giorni racconterò com'è andata all'anagrafe per animali, specie considerando che all'arrivo a Bologna il certificato europeo non è stato timbrato, etc.

Samstag, 22. August 2015

Volare con cane e gatto: si può! (Con attenzione e pazienza)



Questo blog è tenuto da due persone che desiderano condividere la loro esperienza in modo che altri se ne possano servire.

Noi, David e Stefano, uno svedese e un italiano, spieghiamo qui come abbiamo portato un cane e un gatto nati in Messico dal Messico all’Italia (con scalo ad Amsterdam).

Abbiamo pensato di raccogliere in un’unica pagina online tutte le informazioni che ci sono servite, visto che ci siamo resi conto che in questo campo regnano dubbi, confusione e conseguenti preoccupazioni.

Desideriamo di cuore evitare ad altre persone i problemi, i ritardi, le “ire funeste” che abbiamo patito noi.

Disclaimer


1. Questo non è un blog veterinario e noi non siamo veterinari. Ci riferiremo a alcune misure veterinarie solo in quanto rientrano tra le regole da rispettare. Non ci addentreremo in dettagli che non conosciamo e su cui non siamo competenti.
2. Non intendiamo fare pubblicità, positiva o negativa, a nessuno, quindi non useremo nomi propri di compagnie, veterinari, etc.
3. Stiamo parlando di un campo in cui regole e leggi possono cambiare velocemente. La nostra esperienza risale all'agosto 2015. Immaginate che a ogni frase sia premesso un “nel momento in cui scriviamo.” Per analoghe ragioni evito di aggiungere link a pagine che potrebbero "invecchiare" presto.
4. Il vostro caso potrebbe essere lievemente differente, e la “lieve” differenza potrebbe in realtà causare notevoli conseguenze/divergenze (per esempio potreste voler portare un animale domestico dal Messico a Canada, USA, o Gran Bretagna, che hanno regole differenti). Oppure la stazza dei vostri animali potrebbe essere differente (ad esempio un cane piccolo può essere portato in cabina e non in stiva; quanto al gatto abbiamo scelto noi di non averlo in cabina).



Fatte salve queste precisazioni speriamo di esservi utili e di tranquillizzarvi, magari anche solo proponendo questa guida come un primo testo che vi aiuti a fare chiarezza mentale.
Se volete saperne di più, se volete segnalare un’imprecisione o un cambiamento, se volete aggiungere informazioni, mandateci un messaggio privato. (Questo è l'italiano, ossia sono io che scrivo; cercate e troverete il mio indirizzo mail, scrivetemi pure: Stefano).
Nel dettagliato testo che segue vi descriviamo il procedimento attraverso uno schema a domande e risposte, con anche l’indicazione di alcune possibili insidie e di consigli. Dopo questo post ve ne diamo un altro con una piccola cronistoria che include dei consigli pratici riguardanti il momento vero e proprio del viaggio.

Come vedrete abbiamo cercato di essere molto accurati. Per non appesantire il testo abbiamo usato pronomi, sostantivi, aggettivi etc. al maschile. Ovviamente sappiamo che ci sono impiegate, veterinarie, passeggere, etc. Le nostre stesse bestiole di fatto sono una gattina e una cagnolina. Ci scusiamo per questo cedimento al conformismo linguistico del passato.

Sgombriamo il campo anche da un'illusione: quanto ai documenti richiesti per l'Italia l'ambasciata italiana NON vi aiuterà (ho telefonato almeno una volta venendo quasi schernito dall'impiegata, come se avessi chiesto qualcosa di assurdo e che non dovrebbe rientrare tra le informazioni che un'ambasciata può fornire). Credo sia bene che questo si sappia. Se poi le cose cambieranno, tanto meglio.


QUANDO COMINCIARE?

Se ci riferiamo ad animali che sono parte della vostra famiglia da tempo, e che hanno costantemente ricevuto attenzione veterinaria (vaccini, etc.) vi consigliamo di cominciare con i preparativi di viaggio due mesi prima, distribuendoli su tanti giorni. Sia a causa dei tempi richiesti dalle autorità della dogana, sia per la vostra tranquillità, sia (magari) per comprare un volo conveniente!  

Tenete conto anche che in stiva ciascun volo accetta un numero limitato di animali, quindi prima prenotate più possibilità ci sono di trovare posto il giorno desiderato.


CHE COMPAGNIA AEREA SCEGLIERE, E PERCHÉ?

Oltre al fatto che dovevamo recarci a una specifica destinazione non servita da tutte le linee aeree, il che ovviamente già “sfrondava” la scelta, noi abbiamo scelto quella che abbiamo scelto in base a una serie di criteri. (a) Presenza di uffici in città (la prenotazione si poteva fare anche online ma volevamo avere qualcuno con cui parlare/lamentarsi faccia a faccia in caso di problemi). In realtà abbiamo scoperto che la compagnia in questione affidava la vendita dei biglietti ad altra azienda (che tra l’altro ha la sede centrale in altro Paese!) ma avere qualcuno con cui parlare di persona si è rivelato importantissimo. (b) Offerta di un volo che evitasse come scalo gli USA, il Canada, la Gran Bretagna, che ci avrebbero costretto a misure veterinarie e burocratiche supplementari complesse e non gradite (esame del sangue degli animali, quarantene, etc.). (c) Presenza di chiare istruzioni online riguardanti i requisiti della compagnia.

Consiglio: meglio sapere le lingue. Ci potrebbero essere dei passaggi per cui dovete far riferimento a persone che non parlano che la propria lingua madre. Scriviamo questo per esempio pensando a una persona di cui abbiamo letto che si trovò molto a mal partito; si era ben destreggiata in Messico con lo spagnolo ma non riuscì poi a comunicare fluidamente con del personale di compagnia aerea che parlava solo tedesco e inglese. Se, partendo dal Messico, sapete spagnolo e inglese, siete a posto.

Insidia: per esperienza diretta sappiamo che,  a causa di motivi culturali che non stiamo qui a sviscerare, gli impiegati al telefono (ma anche dal vivo!) tendono spesso a “sbrogliarsi” inventando informazioni, omettendone, etc. (Per esempio a noi è capitata un’impiegata che sosteneva di conoscere la procedura e negava che c’entrasse SAGARPA/SENASICA – vedere oltre per rendersi conto dell’assurdità di questa affermazione).

NON ABBIATE TIMIDEZZA, INSISTETE E ASSICURATEVI CHE QUALUNQUE COSA VI VIENE DETTA ABBIA UN RISCONTRO SU PAGINE WEB UFFICIALI, O CHE RIMANGA SCRITTA VIA MAIL ETC. SI TRATTA DI UN SERVIZIO CHE PAGATE E, SOPRATTUTTO, DEI VOSTRI AMATI ANIMALI! GLI IMPIEGATI “SCOCCIATI” PASSANO, GLI ANIMALI RESTANO.

Insidia: La specifica compagnia aerea che abbiamo scelto, pur avendo un’ottima reputazione per come gestisce il trasporto di animali, su certe tratte e in certi mesi non ne può accogliere in stiva per ragioni di riscaldamento. Probabilmente non è l'unica. Informatevi bene.


QUALI INFORMAZIONI SONO DA TENERE IN CONTO?

Attenzione. Qui ci vuole molta chiarezza. Dovrete coordinare/adeguarvi ai requisiti di:

SAGARPA/SENASICA. L’autorità messicana che ha due uffici in aeroporto e che si occupa appunto di animali, cibi etc.


La specifica COMPAGNIA AEREA da voi scelta.



L’autorità veterinaria italiana.

Ovviamente regole e requisiti possono coincidere e intersecarsi, e ancor più ovviamente dalla risoluzione di una “tappa” dipende il raggiungimento di quella seguente, ma NON sono la stessa cosa e persone diverse sapranno cose diverse (e sono tenute a sapere cose diverse).

Nemmeno il vostro veterinario messicano (privato) è tenuto a sapere tutto di ciascun passaggio.


Consiglio: avrete bisogno di qualcuno in Italia/nel Paese di arrivo, che vi assista con la procedura, informandosi bene presso veterinari, aeroporto, etc. Non è indispensabile (potete telefonare voi, mandare mail etc.) ma in ogni caso è un grandissimo supporto, specie tenendo conto del fuso orario.

Insidia: valgono per SENASICA/SAGARPA e per i vostri referenti italiani (siano essi veterinari privati e/o della USL) le stesse raccomandazioni fornite sopra riguardo agli impiegati delle compagnie aeree. INSISTETE, CHIEDETE, ASSICURATEVI CHE LE INFORMAZIONI ORALI ABBIANO UN RISCONTRO SCRITTO. La chiarezza apparente a volte può nascondere il fatto che la persona con cui parlate si è “investita della parte” e ha improvvisato l’informazione, oppure si riferisce a istruzioni vecchie (vedete i nostri disclaimer).

Noi, pur essendo in  grado (almeno speriamo) di esprimerci con chiarezza in varie lingue, siamo stati informati male o in modo incompleto, su diversi punti essenziali, sia da un veterinario privato (italiano), sia da quelli dell’aeroporto, sia da quelli della USL, sia da quelli di SAGARPA/SENASICA.
Ovviamente non vogliamo nemmeno indurvi alla paranoia. Per contro possiamo dire che abbiamo avuto un veterinario messicano competentissimo e pazientissimo. Ma appunto abbiamo deciso di aprire questo blog per evitare agli altri i problemi che abbiamo avuto noi e queste precisazioni ci paiono essenziali.


CHE COSA RICHIEDE IL MESSICO PERCHÉ UN ANIMALE NE POSSA USCIRE?
Con “il Messico” ci riferiamo alle autorità SAGARPA/SENASICA (Secretaría de Agricultura, Ganadería, Desarrollo Rural, Pesca y Alimentación/Servicio Nacional de Sanidad, Inocuidad y Calidad Agroalimentaria).
SENASICA





a. Gli animali devono avere il chip regolare per l’Europa (ce n’è uno, a quanto ne sappiamo, per gli USA). La differenza visibile dovrebbe essere nel tipo di codice o nel numero di cifre, ma il nostro veterinario sapeva tutto e su questo ci siamo fidati. (Abbiamo fatto mettere il chip ai nostri animali in occasione del volo siccome li avevamo da relativamente poco tempo).

b. La presenza del chip deve essere dimostrata da apposito certificato (in spagnolo constancia) che il veterinario stesso vi rilascia al momento di inserirlo.

c. Gli animali devono essere corredati di certificato di vaccino contro la rabbia che non può essere più recente di un mese. (Noi abbiamo fatto il richiamo un mese e mezzo prima del volo).

d. Gli animali devono avere un certificato di buona salute che non sia più vecchio di tre giorni del giorno in cui vi recate da SAGARPA/SENASICA. (Vedere oltre).

e. Gli animali devono avere certificati degli altri vaccini richiesti per animali domestici (a prescindere dall’esigenza specifica del viaggio).

f. Dovete portare una copia della cédula profesional del veterinario che ha firmato i documenti di cui sopra.

g. Dovete avere il CERTIFICATO VETERINARIO per l’UE. (Leggete più avanti a proposito di questo importante documento e incrociate le informazioni con questo paragrafo). Questo documento, a quanto abbiamo capito, rimpiazza il passaporto europeo per gli animali per animali che siano nati in/arrivati dall’Europa MA appunto questo non è stato il nostro caso.

h. Dovete portare i vostri documenti di identità (passaporto).
Consigli: (a) Anche se l’ufficio di SAGARPA/SENASICA ha una fotocopiatrice il tutto procederà molto più speditamente se vi portate fotocopie di tutti i documenti suddetti, inclusi quelli di identità. (b) Tenete anche sottomano il numero del volo. (c) Armatevi di santa pazienza.

SAGARPA/SENASICA sulle loro pagine web indicano l'ubicazione nell’aeroporto come pure una linea telefonica a cui rivolgersi, fatte salve le cautele sopra indicate, per informazioni.

PASSERETE DA SAGARPA/SENASICA DUE VOLTE!

La prima volta NON AVETE BISOGNO DI AVERE GLI ANIMALI CON VOI. Bastano i documenti. Praticamente è una “catena di fiducia”. SAGARPA/SENASICA confida in quello che ha certificato il veterinario (per questo occorre certificare a propria volta che è un professionista portando copia della sua cédula) e sostanzialmente lo certifica a sua volta.

Il primo passaggio si può fare un massimo di cinque giorni prima del volo, e come detto sopra il certificato di buona salute degli animali non può essere più vecchio di tre giorni della data in cui viene visionato.

Noi siamo andati tre giorni prima del nostro volo, e i certificati erano datati il giorno prima. In realtà il veterinario aveva visto le nostre bestiole settimane prima e ci aveva rilasciato certificati postdatati. Questa non è una “furberia” ma solo un accorgimento pratico viste le enormi distanze di Città del Messico, i ritmi di vita etc. I nostri animali stanno sempre in casa e se ci fossimo accorti di malattie etc. a ridosso del viaggio non saremmo partiti!

Durante questo primo passaggio la persona di SAGARPA/SENASICA fa fondamentalmente due cose. Dopo avere controllato tutti i documenti di cui sopra e chiesto a voi di compilare un documento (le cui informazioni si ricavano da quelli già in vostro possesso, vedere sopra): (a) compila, firma e timbra in tutte le pagine il CERTIFICATO EUROPEO (vedere oltre) e (b) rilascia un altro documento di tre pagine, con un adesivo metallizzato, che del pari compila firma e timbra.

Il secondo passaggio si fa il giorno stesso del volo. Passate dal medesimo ufficio, stavolta con gli animali. Gli impiegati (senza nemmeno aprire i kennel e anzi persino da dietro il vetro del loro ufficio) si assicurano che stiano bene, e mettono le ultime firme sul documento di cui nel paragrafo precedente al punto (b), con cui potete andare al check-in.

IN TEORIA potreste fare tutto il giorno stesso del volo, ma non è raccomandabile! Il giorno del nostro primo passaggio era “caduto il sistema” (parole testuali) e abbiamo dovuto aspettare tre ore per sbrigare il tutto (in venti minuti). Per analoghe ragioni è consigliabile presentarsi con molto anticipo il giorno del volo.

Dimenticavo:  SAGARPA/SENASICA per questa procedura non si paga!

CHE COSA RICHIEDE LA COMPAGNIA AEREA?

ATTENZIONE: Non lo ripeteremo mai abbastanza. Le istruzioni/i requisiti della compagnia aerea NON coincidono necessariamente con quelli del Messico e dell’Italia, e cambiano da compagnia a compagnia (per esempio riguardo la data della vaccinazione contro la rabbia; una compagnia che NON abbiamo scelto richiedeva la vaccinazione antirabbica con tempi diversi e per noi infattibili).

Quando prenotate i biglietti (sia che lo facciate di persona, sia che lo facciate online –anche se come detto sopra è sconsigliabile) prenotate anche per gli animali, precisando bene se vanno in stiva o in cabina (posto che possano).

Noi NON abbiamo pagato per gli animali all’atto della prenotazione. Di fatto ci hanno confermato che c’era effettivamente posto per gli animali due giorni dopo la prenotazione stessa e che per loro avremmo pagato al check in il giorno della partenza.

Potreste chiederci che cosa succede se si paga il proprio volo e poi si scopre che per gli animali non c’è posto. Se prenotate con anticipo non dovrebbe succedere! Ma quello che succederebbe in tal caso non lo sappiamo (abbiamo chiesto, siamo stati rassicurati che non sarebbe successo, non è successo).

Comunque sia, gli animali non possono viaggiare senza padrone (o meglio, possono essere spediti con un servizio apposito ma non è questo il caso descritto in questo blog!).

Dal peso e dalle dimensioni dipende il prezzo del biglietto. A questo si applicava una maggiorazione consistente a causa dello scalo ad Amsterdam più lungo di due ore, che comportava cure supplementari ai cani in luogo apposito. Comunque in tutto il prezzo per due animali per noi non ha raggiunto quello per il biglietto di una persona.

La compagnia aerea che abbiamo scelto noi pubblica sul suo sito un’apposita pagina che precisa: (a) le caratteristiche degli animali che accetta quanto a età, dimensioni, e razza (pare che alcune non respirino bene ad alta quota); (b) i requisiti dei kennel (ci sono istruzioni precise su come dev’essere la chiusura, come devono essere preparati gli animali e l’interno del kennel, sulle dimensioni e il peso massimi).

All’atto della prenotazione dovete saper dire le dimensioni del kennel e il suo peso con dentro l’animale.

La nostra compagnia richiedeva anche di stampare un piccolo modulo e di compilarlo, come pure di avere i certificati di buona salute in inglese. Noi non avevamo capito se fosse la stessa cosa del summenzionato CERTIFICATO UE (vedere prossima risposta) ma per sicurezza ci siamo fatti rilasciare dall’ottimo veterinario dei certificati sia in spagnolo sia in inglese.


CHE COSA RICHIEDE L’ITALIA PER ENTRARE?
Su questo, come ho detto, siamo stati inizialmente disinformati, e da varie persone, per motivi che possiamo solo supporre e che non stiamo a sviscerare.

Comunque, trattandosi di animali nati in Messico, dovevano avere il CERTIFICATO VETERINARIO UE. Questo certificato lo abbiamo ricevuto via mail come file PDF dalla USL della mia città (Servizio Sanità Pubblica Veterinaria), ma lo avrebbe avuto anche SAGARPA/SENASICA.

Questo certificato abbiamo fatto in modo di riceverlo e di compilarlo, per ciascun animale, sia in INGLESE sia in ITALIANO. Quindi: due plichi per ciascun animale. Ci avevano anche detto che lo spagnolo andava bene, ma questa informazione era contraddetta da una pagina ufficiale dell’UE e comunque se avete sia l’inglese sia la lingua del Paese di destinazione finale siete in una botte di ferro.

Come ho scritto è un piccolo plico. Consta di 7-8 pagine. Nel mio caso l’impiegata di SAGARPA/SENASICA mi ha consegnato un modulo già usato da un signore spagnolo per portarsi il suo cane in Spagna in modo che avessi una guida (in effetti siamo stati a SAGARPA/SENASICA TRE volte perché in varie telefonate all’inizio del procedimento avevamo ricevuto istruzioni poco chiare e abbiamo pensato di andarci di persona, e la decisione si è rivelata saggia).

Questo modulo lo dovrebbe compilare per primo il veterinario ma noi, basandoci sul modulo guida ricevuto, lo abbiamo riempito per lui, lasciandogli solo l’incombenza della firma e del timbro.

Presenta alcune parti assai poco chiare, che potrebbero farvi venire dubbi. Qui ne risolviamo QUATTRO che all’inizio ci avevano fatto ammattire (prima di ricevere il modulo compilato da altra persona).
(a) Per “speditore” (pagina 1, casella 1.1.) si intende  SAGARPA/SENASICA. Vi dicono loro l’indirizzo, etc., mentre il “destinatario” (casella 1.5) è il padrone/passeggero; (b) l’“autorità centrale competente (1.3.) è SAGARPA e l’“autorità locale competente” (1.4.) è SENASICA;  (c) I codici ISO (casella 1.8.) e SA (casella 1.19) li sanno a SAGARPA/SENASICA; (d) a un certo punto si menziona un prelievo di campione di sangue ma per il caso specifico per noi non si applicava.

Il modulo cerca probabilmente di unificare tante opzioni legate a tante leggi di Paesi diversi. Varie parti possono/devono essere lasciate in bianco. Oltre ai dati di chi spedisce e di chi riceve si indicano la specie dell’animale, il sesso, il colore, la razza, l’età (data di nascita), il numero di chip, il giorno della vaccinazione antirabbica e il nome del vaccino. Se vi trovate a mal partito chiedete, come me, di usarne come guida uno già compilato. Cercate su un buon vocabolario in inglese come si descrive il mantello del vostro animale.

Il veterinario certifica il tutto (rileggendolo, se non lo ha già scritto lui) firmando e timbrando la pagina che poi a sua volta sarà timbrata e firmata da SAGARPA/SENASICA. Nella versione italiana il veterinario è indicato come “veterinario ufficiale/autorizzato” e SAGARPA/SENASICA, nel caso appunto del Messico, corrisponde all’“autorità competente.”

Se ve lo siete chiesti: noi abbiamo compilato il modulo con una penna blu e in stampatello. Ma quello che mi era stato dato come guida era stato compilato al computer e poi stampato. In Messico in generale si firma in blu.

Anche noi ce lo siamo domandati ma non sappiamo che cosa succeda se si arriva in Italia con documentazione insufficiente o errata, e comunque non è consigliabile.