Il nostro volo era alle 21. Siamo partiti da casa alle 14, considerando la distanza dall'aeroporto, il traffico, e la possibilità di contrattempi.
Emilia (cagnolina) e Cosetta (gattina) erano nei loro kennel, a cui avevamo avuto l'accortezza di farle abituare da mesi, lasciandoli in punti della casa in cui li avevano facilmente usati come cuccia per lunghi riposi. Occasionalmente le avevamo anche chiuse all'interno per un certo tempo, come nel caso di brevi visite di estranei, o della necessità di lasciare aperta la porta principale di casa durante pulizie particolarmente impegnative.
Durante la mattinata avevamo fatto in modo che mangiassero e bevessero normalmente, e che potessero fare i loro bisogni. Ciascun kennel era corredato all'interno di pannetti assorbenti usa e getta (acquistabili in negozio per animali) e all'esterno di una bella foto a colori dell'animale, oltre che di scritte a pennarello indelebile con nome dell'animale, nomi dei proprietari, rotta, numero di telefono e e-mail.
Prenotando i taxi il giorno prima (due, sia a causa dei bagagli molto voluminosi, sia perché un'amica ci avrebbe accompagnati) avevamo anche avuto la previdenza di richiederne almeno uno di dimensioni adeguate al kennel di Emilia, e la nostra richiesta è stata soddisfatta.
I kennel erano provvisti di bottiglia per bere (ce ne sono di apposite che si agganciano alla porta), anche se non sapevamo se l'avrebbero potuta tenere durante il volo. A Emilia avevamo lasciato il tappetino del kennel, e a Cosetta un panno da lei prediletto per dormirci. Con noi portavamo anche acqua, scorta di pannetti assorbenti, cibo, museruola (nel caso fosse richiesta), guinzaglio, ciotoline, cibo, e ovviamente tutto l'incartamento burocratico. Avevo anche stampato le mail con i vari scambi con gli impiegati che ci avevano venduto i biglietti, ragguagliato sul trasporto animali, etc. in modo da avere qualcosa di scritto a cui rifarmi in caso di problemi.
Il viaggio in aeroporto è durato quasi un'ora e mezza a causa delle condizioni del traffico. Emilia ha vomitato un pochino, così appena arrivati abbiamo subito dovuto cambiare i pannetti e correre a lavarci le mani. Essere in tre si è rivelato utilissimo. Però sapevamo da precedenti spostamenti che Emilia soffre l'auto e del resto non dava ulteriori segni di disagio o stress.
I carrelli all'aeroporto di Città del Messico non possono essere usati autonomamente ma occorre chiedere l'assistenza di un facchino, a cui poi si lascia una piccola mancia (nel nostro caso circa 30 pesos a "tratta"). Una volta rimesso in buone condizioni il kennel di Emilia ne abbiamo quindi ingaggiato uno che ci portasse fino all'ufficio di SAGARPA-SENASICA (che è al Terminal 1 presso il gate -puerta- 9, anche se c'è un'altro ufficio che non abbiamo visto). Lì un impiegato ha semplicemente controllato attraverso il vetro dello sportello che gli animali fossero effettivamente nei kennel, e ha apposto la seconda firma e il secondo timbro sui documenti che ci erano stati rilasciati tre giorni prima allo stesso ufficio.
Ingaggiato un nuovo facchino (che peraltro è stato abbastanza sgarbato, prima pretendendo di portare una delle immense valigie sul kennel di Emilia, sul quale l'ha sbattuta, poi chiedendomi di camminare dietro di lui per non "far agitare il cane") siamo andati ai banchi della compagnia aerea. Ci siamo messi in fila con gli altri passeggeri e abbiamo dovuto farlo, su indicazione di un'impiegata, con i kennel, ma a quel punto quello di Emilia lo abbiamo fatto strisciare per terra.
Abbiamo prima registrato il bagaglio in stiva e poi gli animali. I kennel sono stati pesati, sono stati aggiunte etichette con gli indirizzi, e la normale fascetta adesiva con il codice a barre, come per una valigia, indicante le destinazioni. Devo registrare che l'impiegato è stato molto sbrigativo e accigliato ai limiti della maleducazione. Un foglio con i dati dell'animale, che la pagina web della compagnia richiedeva di stampare e di portare con sé, compilato, non mi è stato richiesto, ma è stato apposto un cartellino con scritto LIVE ANIMALS, con l'indicazione del nome dell'animale, della temperatura (ne abbiamo messa una approssimativa), e della frequenza con cui va nutrito. Utile è stato avere con noi spiccioli (per i facchini) e una penna. Nemmeno i vari certificati sono stati esaminati con attenzione e forse l'impiegato non li ha nemmeno guardati.
Al momento di pagare per gli animali (come ho già scritto si fa solo il giorno del viaggio) c'è stato un certo nervosismo. Siamo andati a uno sportello vicinissimo a quello del check-in e abbiamo presentato i biglietti, già stampati al check-in stesso. Il sito della compagnia indicava che il prezzo per animali del peso dei nostri era di 200 dollari statunitensi cadauno, a cui si sarebbero aggiunti 200 dollari (non era chiaro se cadauno o no) per la permanenza nel "pet hotel" di Amsterdam, obbligatoria per scali superiori alle due ore, durante la quale degli inservienti avrebbero pulito le gabbie, dato da bere agli animali, e lasciato loro liberi di passeggiare. Sapevo che si poteva pagare in valuta locale, e in contanti. (E la mail in cui mi veniva comunicato l'avevo stampata e con me). Avevo quindi nel portafoglio il corrispettivo di 800 dollari in pesos messicani. Con mia grande sorpresa il prezzo è risultato molto più basso, talmente tanto da non essere giustificabile con fluttuazioni nel cambio. Chieste spiegazioni mi sono sentito dire che "non avevo prenotato l'hotel" e che comunque non era necessario. Insomma stavo pagando 400 dollari di meno ma gli animali non sarebbero stati presi in carico da nessuno. Ovviamente risparmiare è una cosa gradita, ma durante uno scalo di sei ore dove staranno i miei animali? La signorina ha sostenuto che per prenotare l'hotel avrei dovuto rifare tutto il procedimento del check-in, lasciando intendere che non ne aveva affatto voglia e che il mio era un capriccio. A quel punto David h avuto parole sagge (mi scuso se suonano razziste ma dopo due anni di Messico sappiamo di che cosa parliamo): "Questa non sa nemmeno lei che cosa sta facendo. Aspettiamo di parlare con una hostess olandese, è un'altra cultura sia quanto al trattamento degli animali sia quanto al rapporto con i clienti, e vedrai che andrà tutto bene."
Provvisti della ricevuta di pagamento siamo passati all'ufficio che prende in consegna i bagagli voluminosi e lì è stato davvero il momento di salutare Emilia e Cosetta. Abbiamo aspettato che fossero controllati dei grossi strumenti musicali e poi è venuto il loro turno. Abbiamo aperto le gabbie una alla volta e un inserviente in guanti ha palpato Emilia e Cosetta per controllare che non avessero nulla di nascosto. Ci è stato consigliato di togliere il collarino a Cosetta perché, visto che le maglie della porta a rete metallica del kennel sono strette, avrebbe potuto, se si fosse agitata, rimanere incastrata. Emilia invece ha tenuto il suo, ovviamente non troppo stretto. I kennel sono stati sigillati con apposite fascette di plastica. A quel punto abbiamo salutato le nostre bestiole, non senza un po' di magone. Abbiamo avuto ancora qualche ora per noi per mangiare e per passare al gate dopo al controllo al metal detector. A quel punto abbiamo deciso che preoccuparsi troppo sarebbe stato inutile.
Al momento di imbarcarsi c'è stata una fortunata coincidenza. Al metal detector mi avevano chiesto di aprire il mio zainetto, come sempre strapieno di libri (sono insegnante e bibliofilo), e non ero riuscito a ricollocarne alcuni. Uno di essi, mesi prima, era stato morso in un angolo da Emilia, che ne aveva portato via un bel pezzo. Mettendo piede nell'aereo lo avevo in mano. Una hostess, vedendolo, ha chiesto scherzando: "Signore, aveva fame?" Così ho preso la palla al balzo per dirle che no, era stato il mio cane, che tra l'altro viaggiava in stiva con il gatto, e ho riferito il problema con l'hotel. L'hostess, che già sapeva delle passeggere speciali, ha mandato un fax ad Amsterdam e più tardi mi ha confermato che era tutto a posto. Insomma per qualche strano motivo non avremmo pagato l'hotel (contrariamente alle indicazioni sulla pagina della compagnia) ma Emilia e Cosetta ci sarebbero andate ugualmente. Ho anche chiesto alla hostess, scherzando, se avesse visto il film Flightplan (nel quale una madre "perde" la figlia in un aereo intercontinentale, e lo mette a soqquadro) per dirle che non credevo che durante il volo la stiva con gli animali non fosse raggiungibile (in quel film si vede che lo è, attraverso una botola segreta in un armadietto con i carrelli dei pasti). Lei ha negato sia che la botola esistesse, sia di avere visto il film, e i passeggeri che ci hanno sentito hanno riso.
Il volo è trascorso bene, solo con la solita noia dei voli. Io spesso ho paura (a intermittenza e a seconda delle turbolenze) ma sapere che ero in compagnia di David e che sotto di noi, nella "pancia", viaggiavano Emilia e Cosetta (stiva riscaldata e illuminata, anche se in teoria inaccessibile durante il volo) mi faceva sentire sereno (come pure sapere che stavo lasciando il Messico dopo due anni molto duri). Le quasi undici ore sono passate in modo relativamente facile, con i pasti, i sonnellini, le visite al bagno, etc.
All'arrivo, siccome siamo stati tra gli ultimi a scendere, la simpatica hostess ha ammesso che forse sì, la botola segreta esiste, e solo per noi ha aperto per un attimo la parte posteriore dell'aereo, adibito a cargo, che mi ha fatto molta impressione. Mi ha anche spiegato che spesso si trasportano cavalli, non sedati se devono partecipare a delle competizioni, e che c'è sempre con loro un assistente addetto agli animali.
Una volta ad Amsterdam abbiamo chiesto a un impiegato al banco delle informazioni se l'hotel per gli animali fosse raggiungibile o visitabile e ci è stato detto che era fuori dall'aeroporto, quindi avremmo dovuto uscire, per poi ripassare dal metal detector, etc. Viste le dimensioni del complesso e il tempo a disposizione, non lunghissimo, ci siamo rassegnati a rivedere Emilia e Cosetta a Bologna.
Al momento del nuovo imbarco ho chiesto a una hostess del gate se fosse al corrente delle condizioni dei nostri animali. Lei ha parlato al walkie-talkie con un'altra impiegata presso all'aereo e ci è stato confermato che Emilia e Cosetta stavano bene ed erano sul punto di essere imbarcate. Da lontano abbiamo visto i kennel entrare nella pancia dell'aereo dopo tutte le valigie attraverso un nastro trasportatore. Però il fatto che vari inservienti sembrassero chinarsi varie volte davanti ad essi per esaminarli ci ha messi in ansia.
Effettivamente, quando già eravamo imbarcati e seduti un inserviente con casacca fluorescente è salito sull'aereo e mi ha chiesto se il gatto fosse mio. "Può seguirmi? Non vedo movimenti..." Ha chiesto gentile. Sono sceso dall'aereo e sono salito su un camioncino nel quale il kennel di Cosetta era stato di nuovo spostato. Il comandante era sceso di persona a controllare lo stato delle passeggere speciali e Cosetta non era visibile: era sotto il suo pannetto preferito e non si muoveva. In realtà nel tempo di scendere dall'aereo altri inservienti avevano già notato un piccolo movimento, ma per sicurezza abbiamo rotto le fascette e aperto il kennel. Con una mano ho scostato il panno e ho chiamato "Cosetta!" L'ho vista stendere il collo con gli occhi spalancati e impauriti e tutti insieme abbiamo detto "sta bene!" Ho stretto la mano a tutti e sono corso di nuovo a bordo. In quei pochi secondi la ragazza del walkie-talkie ha fatto in tempo a dirmi che il cane era un bel cane e stava bene.
Il comandante ha poi annunciato a tutti che c'era stato un piccolo ritardo perché era preoccupato dello stato di un gatto che viaggiava con noi, ma che in ogni caso si stava levando una tempesta e il volo avrebbe decollato posteriormente all'orario programmato. Nessuno si è lamentato e anzi alla frase sul gatto si è sentito un sommesso "oooooh" generale. In effetti il decollo è stato da brivido, con un pioggia e vento sferzanti, e tra i lampi. Solo in prossimità delle Alpi il tempo si è rasserenato.
L'atterraggio a Bologna è avvenuto dopo un'ora e mezza dalla partenza. Ho chiesto alla hostess dove ci sarebbero stati riconsegnati gli animali e lei ha detto sul nastro trasportatore insieme agli altri bagagli. Così ci siamo messi ad aspettare davanti a quello con gli altri passeggeri assiepati.
In quel momento una ragazza ha cominciato a lamentarsi dei tempi di attesa, sostenendo che in America per voli ben più grandi c'è da aspettare meno (solita sindrome da "straniero in patria" tipica di chi rientra) mentre quello era un "volo con quattro gatti". "Beh veramente un gatto e un cane, i nostri" le ho detto io scherzando. Un ragazzo che mi ha sentito mi ha chiesto poco dopo: "Il cane e il gatto sono tuoi?" "Sì" "Allora li hanno già consegnati, là!" Infatti, come notato dal gentile ragazzo Emilia e Cosetta erano già su un nastro trasportatore, per fortuna fermo, per "bagagli fuori misura"! Le abbiamo raggiunte e rassicurate (un adesivo su ciascun kennel indicava peraltro che era stata data loro acqua presso l'hotel qualche ora prima) e abbiamo caricato i due contenitori su un carrello (a Bologna i carrelli sono self-service e costano un euro ciascuno, utile quindi avere monete sottomano).
Recuperate anche le valigie ci siamo diretti verso la dogana. A quel punto si è svolto un dialogo surreale. Io immaginavo un ultimo passaggio lento, se non problematico, pur essendo sicuro di avere tutte le carte in regola. L'agente mi chiede: "Qualcosa da dichiarare?" Io: "Cane e gatto [indicando i kennel]." "Da dove vengono?" "Dal Messico [pensando "Qui si comincia...]." "Sì ma dove avete fatto scalo?" "Ad Amsterdam." "Allora passate!" ECCO TUTTO! IL CERTIFICATO EUROPEO NEMMENO PRESO IN CONSIDERAZIONE! (Ovviamente ad Amsterdam non c'erano stati passaggi burocratici).
Assistiti da mia sorella, che ci attendeva all'arrivo e si era portata anche dell'acqua e un asciugamano per ogni evenienza, abbiamo liberato Emilia fin dal piazzale dell'aeroporto, dandole da mangiare e da bere, e sia lei sia Cosetta sono diventate le star degli altri passeggeri in arrivo ("Ma che belle! Come avete fatto a portarle da là?" "Ho un blog signora! Legga tutto lì!"). Purtroppo i primi tassisti con cui abbiamo parlato non hanno accettato il cane, nemmeno nel kennel, che pure la macchina avrebbe potuto contenere. Il tassista che finalmente ha portato Emilia mi ha spiegato che erano stati non solo maleducati ma anche scorretti perché, finché il cane è ingabbiato, vale come normalissimo bagaglio.
Emilia e Cosetta si sono riprese molto velocemente dal viaggio e stanno benissimo (Emilia poi non ha dato nessun segno di stress). Nei prossimi giorni racconterò com'è andata all'anagrafe per animali, specie considerando che all'arrivo a Bologna il certificato europeo non è stato timbrato, etc.